PROGETTO ASHALAYAM

Il Videofestival live, grazie alla FONDAZIONE ONLUS FRATELLI DIMENTICATI, farà sorridere nei paesi più bisognosi qualche bambino in più. Per ogni artista iscritto infatti, l'Organizzazione contribuirà al finanziamento del progetto ASHALAYAM (leggi l'articolo)

ASHALAYAM  (Casa della Speranza) a New Delhi.

Li si incontra spesso appena usciti dall’aeroporto, ai semafori, alle stazioni degli autobus, alla stazione ferroviaria, sotto i cavalcavia. Quasi mai soli. Sono due, tre, vestiti di stracci, sporchi, i capelli appiccicati in ciocche stoppose. Tante volte scalzi, troppo spesso con gli occhi lucidi e persi di chi ha appena sniffato colla o vernice, o peggio la sta ancora sniffando da uno straccio stretto nel pugno mentre l’altra mano tesa chiede qualcosa da mettere sotto i denti.
Sono bambini scappati dalla propria famiglia nel villaggio, tante volte perché venivano picchiati, o semplicemente perché hanno voluto seguire degli amici più grandi, saltando su un treno di nascosto per raggiungere la città, rincorrendo un sogno, una fantasia, o solo fuggendo dalla paura. Ma sono anche bambini che si sono persi, che non sono scesi in tempo dal treno viaggiando con la famiglia e che non sapevano ne tornare ne dove stavano andando. Non sapevano il loro cognome, ne il nome del loro villaggio. Trovatisi ignari e impauriti in una grande stazione metropolitana, tra migliaia di persone che camminavano in fretta, soli, senza mamma e papà.
Sono i bambini di strada. Hanno già visto e sperimentato troppo. Sanno arrangiarsi, sanno sopravvivere. Lo fanno come possono. Chi riesce lavora, chi non riesce ruba, truffa, spaccia.
Da qualche anno però nei posti che solitamente frequentano maggiormente, sono apparse delle persone, a volte con un banchetto, a volte semplicemente in piedi. Li avvicinano, fanno due chiacchiere, curiosi gli altri si avvicinano e guardano disegnare, scrivere. In loro, tra le chiacchiere, fa capolino un po’ di fiducia e assieme alla curiosità di imparare si forma naturalmente un gruppo di primo contatto. Si inizia a disegnare e a colorare e a imparare qualcosa insieme, sul posto. Chi è là è attento a loro. Se qualcuno è ferito o ammalato, viene aiutato. Lentamente, senza fretta, giorno dopo giorno cresce fiducia reciproca.
“ Dove dormi? Fuori? Ma non hai freddo? Non hai paura? Se vuoi puoi andare a dormire al nostro rifugio notturno. Ti danno anche da mangiare e puoi fare il bagno.” Inizia così la storia della loro rinascita. Vanno a vedere perché si fidano, e quando arrivano trovano un posto semplice, con tanti altri ragazzi come loro; un pasto caldo e abbondante, la possibilità di lavarsi, medicine per chi sta male, qualcuno sempre pronto ad ascoltare. Poi si può restare quanto si vuole. Durante il giorno ci sono varie attività, si può imparare a leggere e a scrivere. E andare al rifugio notturno diventa un’abitudine. E un po’ alla volta…la vita comincia a cambiare.
È proprio quando il rifugio notturno diventa un’abitudine che gli operatori chiedono ai bambini se vogliano trasferirsi stabilmente da loro. Possono iniziare ad andare a scuola come gli altri o imparare un lavoro. E quando il bambino dice di si, viene accolto a braccia aperte. Inizia una nuova vita.
I primi periodi sono sempre i più difficili. La vita comunitaria ha delle regole. Regole molto diverse da quelle della strada. Tanti dopo un po’ si scocciano e scappano, ma per lo più ritornano. Non trovano solo vitto, alloggio, cure mediche, istruzione e affetto. Trovano degli amici capaci e competenti che cercano di aiutarli a superare i traumi, di restituire un po’ quell’infanzia che non hanno vissuto, trovano amici che indagano per scoprire e rintracciare i genitori, che cercano di ricongiungerli alle famiglie, quando questo è possibile. Quando non è possibile li aiutano a diventare uomini e donne indipendenti, con un lavoro proprio, con il quale mantenere se stessi e la famiglia che vorranno costruirsi.
Tutto questo avviene grazie alla buona volontà, al senso di giustizia sociale, e all’amore che muove tante persone del posto. Ma è possibile anche grazie all’aiuto che queste realtà ricevono da organizzazioni come Fratelli Dimenticati, che da oltre vent’anni ha sposato la causa e attraverso il Sostegno a Distanza sostiene vari progetti rivolti a bambini di strada.
Uno di questi è Ashalayam, Casa della Speranza, di New Delhi. Una casa di accoglienza che ospita 150 ragazzi e ne raggiunge altri 2.300 attraverso i vari programmi nella capitale.
Qui i ragazzi vivono in un ambiente sereno, studiano, imparano, si aiutano, crescono coltivando speranze e costruendo il proprio futuro. I talenti vengo un po’ alla volta tirati fuori da ognuno di loro e così si scoprono, musicisti, cantanti, scrittori, pittori, attori, sportivi, che con i pochi mezzi a disposizione riescono a creare spettacoli che intrattengono i compagni per l’intera giornata, nelle occasioni di festa.
Ovviamente i bambini che hanno bisogno sono molti di più di quelli che si possono ospitare, inoltre allontanare i bambini dalla città sarebbe un contributo sensibile per evitare rischio di ricaduta.
Il Videofestival live contribuisce, per ogni artista iscritto, a sostenere questo “meraviglioso” progetto.

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